Murales
Imagine
Via dei Colli 126, Padova
Super Walls 2025
A Via dei Colli 126, su una parete privata, ho dipinto una ragazza col violino. Super Walls 2025 mi ha dato quel muro e io gli ho messo addosso «Imagine», il titolo di Lennon, senza scrivere il testo della canzone. Basta il nome. A Padova chi passa di lì lo riconosce, o almeno ci prova.
Il volto e lo strumento sono in bianco e nero. L'abito è rosa. Le farfalle intorno sono blu. È così che costruisco spesso i pezzi: una figura secca, tagliata a stencil, e due o tre colori che tengono il resto. Il violino non è un accessorio. Le dita sulla tastiera e l'arco sono il motivo per cui il muro non diventa una cartolina. Chi cammina in Via dei Colli sente già il traffico; io volevo un altro suono, anche se resta dipinto.
Lo stencil l'ho tagliato in studio, a Padova, fogli grandi, lama che si sporca di carta. Per un ritratto così i pezzi sono tanti: capelli, occhio, arco, pieghe del vestito. In cantiere li ho sovrapposti a strati, spray per le campiture, ritocco a mano dove il foglio non arriva. Super Walls è un festival, gente ferma, domande, qualcuno che filma. Io guardo la livella e il nastro. Se un bordo balla, si vede da dieci metri.
La parete è privata, non un palazzo comunale. Cambia il modo in cui ci stai: chiedi, misuri, rispetti le finestre e il cancello. Il rosa dell'abito stacca dal grigio dell'intonaco. Le farfalle blu tengono il cielo che in quella strada non c'è. Lennon sta nel titolo e nello sguardo della ragazza, che non guarda il pubblico: guarda lo spartito o un punto un po' più in là.
Quando un murales sta su una casa, vive con chi ci abita. La luce del pomeriggio a Via dei Colli è diversa da quella del mattino. Il bianco e nero tiene. Il rosa, se il sole è forte, diventa quasi un'altra tinta. Va bene così. L'invito è semplice: fermati un secondo, ascolta anche se non c'è audio, e tieni aperta la porta di Imagine.